Nos Contra Todos
Liriche da un film mancato

I


Quando la Luna si mostrò nella sua austera presenza

dominatrice dall’implacabile sete di stelle

di anime che trasfigurate a Lei giungono

ebbre nell’estinzione


Quando la luce che scroscia

sorgiva, ventre di talismano

penetra come velluto nei boschi

purificando gli alberi dai sospiri


Quando i tuoi canti giunsero

a snidare il millenario sonno

prolungando a dismisura le rosee spire..


Tutto ora veglia nel silenzio montano

L’antico Serpe ed il Fiore giacciono inermi

i loro corpi si sfiorano languidi

come languido sanguina il cuore


Queste pietre, sappiano proteggere il tabernacolo

come Denti di drago le dispongo in cerchio

Questa legna, ricordi il respiro del mare che l’ha cullata

quando cadde lasciando l’Isola ed il suo amato torrente

Sia questa una scintilla dell’arcano fuoco

e che un’anima più pura accorra

a vegliare affinché il dramma possa compiersi

Così piace agli Dei

Già le pietre riflettono le ombre dei loro volti

Un nuovo respiro le anima



II


Una falce rugginosa

sull’incanto dei venti e dei veli

Congedo

Divisa impolverata, recisa

appesa alla ruggine di un chiodo

Un lungo sospiro

La gioia della disfatta

Il brivido gelido dell’essere

traversato dall’indecenza d’un sorriso


Rughe sul selciato

Smorfie di bassezze future

La bobina indietreggia e gli odori travolgono

Porpora e seta incastonano

il volto perlaceo della fanciulla


Addio

Una speranza effimera sui fili del bucato

Lenzuola che il vento schiaffeggia e dilacera

Notti che rifuggono, come cani bastonati, anche la dignità d’un’insonnia


Pneuma, lampioni, calici

Tutto impallidito e per questo mai tanto reale

Posato come un errore

Più antico delle prime ferite del sole

Più freddo delle stelle distanti

Assuefatto

Si levano in vortici d’incensi e polvere

Di carne fremente

Sconsacrata

Lasciva

Anch’essa follia

Cenere

Inesorabile e candida

Senza lamento

Vana


III


Notte, penetrante

Scandalosa nudità

Pròstrati dinanzi all’innumerevole schiera dei tuoi martìri

Innalzaci oltre le vele dell’albero maestro

Schianta sui flutti le assi marce della tua chiglia

Salmodiare spento di chiatta che assorbe i segreti del fiume

Curiosità animalesca fra i bambù

Ignari del Serpente

Battezzati nel suo magico siero

Predestinata stirpe i cui corpi formano arabesche partiture che diafane risplendono nella falce

Fino a saziarla

Come un Insulto.


IV


Quando saranno altre onde

a cullare il tuo sonno

e la mia voce ti sarà estranea

(Grotteschi scheletri dagli abiti larghi

schiusi dalla polvere d’un baule)


Quando non vedremo che distanza

e le mani tremanti

ancora desiderose di contatto

saliranno agli occhi come lacrime

Ti aggiusterai i lunghi capelli neri

Soffici

Dove il mio sogno bambino

vuole ancora annegare


V


Ho seguito le tue brame fino a schiantarmi contro gli scogli

Traversando le mie vene come una furia

hai inchiodato il mio sguardo al Simbolo

Scandalo della fiamma che non gode che delle più tenere carni


Ho ucciso l’Amore

Realizzato la Grande Opera

Reso sacra l’Ecatombe

Onorato la Vita


Adesso solo il Silenzio

Inverno ha soffocato ogni gemito

Abbasso le braccia

struggendomi al vortice, Iris


Derubato del più prezioso dei beni

dalla più antica delle brame

Inchiodato al cuore del Castello

Il mio sguardo si leva come un vento gelido

Delicato attraversa i tumoli

Su ogni lapide la mia ombra,

e l’ombra che non fugge alla più profonda delle notti su di me…


Un letto di petali e cenere

che docili s’abbandonano al Tempo

Riarsi nella più pura delle fiamme

Finalmente liberi


Lasciate che anche il vostro sepolcro si schiuda

Luna custode dei fuochi fatui è adesso pronta ad accogliervi fra le sue braccia

Lasciate ch’io sia ultimo a congedarmi

Carezzando una volta ancora l’incanto tragico che ci accomuna


Resti soltanto quel che saprà restare

con me

In Eterno


VI


La tua assenza

Fanciulla divina

è stata terribile


Il ventre dimagrato

già deplorato

prima dello sparo


La sterminata desolazione seguita allo schiudersi

degli occhi

Solco che ogni lacrima ha percorso

Singulto, tormento divenuto cifra del nostro passaggio terrestre


E' giunto al termine

il tuo meraviglioso supplizio

la tua mai reclinata divina

Umanità

Fantasma

Trafugatrice di spoglie

Istigatrice di sieri e viltà

Ora è finita

la tua prigionia invisibile

l'anelito oscuro che t'ha asservita


Ora vai, libera!

Ridisegna i contorni del gioco

Trasfigura l'inezia in giubilo di polifonico auspicio

Rivolgi il petto alla terra, le orecchie alle stelle

Concedi la lingua al fuoco del Serpe

che ritrova la sposa celeste, concedendole il dono d'amore, la sua libera danza


Di questo facciamo dono

Nave che giunge da fanciullesche contrade

desiderosa di venti, di mare, di canto

Sconfinato silenzio d'anime pie

che adesso risorgono a frotte

illuminando il cammino ai curiosi

mostrando l'inesauribile fonte

baciando la fronte alla triste Regina

Che ha custodito il segreto

che non ha ucciso l'Amore

che ha soffocato il mio pianto

quando ero un bimbo perduto all'angolo della via

scalciando ai cieli per il sorriso rubato


Oh mio tristo commiato

hai portato più frutti

di quanti la cattività umana non abbia violato

Liberi da ogni peccato

ora, di nuovo, tuoi figli


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