Codeina B Project
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"Orchestrina macabra per matrimoni e funerali"  (2013)

Riccardo Boddi:              chitarra, voce
Yuri Dini:                  tzouras, bouzouki, kazoo, voce

Stefano Pardini:             batteria
Francesco Antonino: basso

Francesco Di Mauro:           sax baritono e soprano

Valeria Vecci:            sax soprano e contralto
Ruben Caliandro:               tromba

Biografia:

I Codeina B Project nascono dall'esigenza di ripartire dal grado 0 della strada, dopo varie esperienze alchemiche tra teatro e musica, con un nucleo iniziale ristretto a tre musicisti: Yuri Dini al tzouras, al bouzouki ed alle voci, Riccardo Boddi alle chitarre...
ed alle voci, Stefano Pardini alla batteria e al sax. Questi compiono un viaggio very low budget nell'est Europa, simbolicamente sui sentieri dei gitani, suonando per strade, nei locali e nei centri sociali, ai matrimoni ed ahime' ai funerali, avvalendosi sovente della danza con il fuoco di Valérie-Anne Desmaret, alla ricerca di qualcosa di arcano e mistico, di perduto e rituale.
Di ritorno i tre loschi figuri incontrano ad una festa il bassista, architetto nonche' studioso di scienze occulte Francesco Antonino, il quale dopo aver assistito ad un concerto dei Codeina B Project si propone come bassista del gruppo e decide di sua spontanea volontà di salire a bordo di questo battello ebbro. Ma la nave non sta ancora affondando capitano, e durante le registrazioni delle prime idee emerse prima e durante il viaggio - registrazione avvenuta presso podere San Giuseppe da Andrea Caprara - si unisce alla brancolante combriccola il padre di famiglia, nonche' sassofonista, Francesco Di Mauro.
E' lo stesso Caprara a far conoscere Cicciuzzo Di Mauro al gruppo, suggerendolo per la sua versatilità e apertura musicale, visto che suona sia il sax soprano che il sax baritono.
Con l'arrivo di Cicciuzzo il cerchio magico è chiuso, ma non ermeticamente, restando sempre aperti ad eventuali collaborazioni e sperimentazioni.
La necessità di ricominciare dalla strada, quindi da un annullamento delle distanze tra musicista-perfomer e pubblico-passante, influenza in misura considerevole la stesura delle prime tracce dei Codeina B Project: esse poggiano infatti le loro radici nella musica popolare, balcanica, con una strizzata d'occhio (o un passo a soffietto) allo swing. Tuttavia non mancano arie dalle quali affiora un'anima piu' profonda e misterica, dai contorni psichedelici ai melismi arabeggianti, con il canto o la lettura teatrale-rituale.
Sarebbe grossolano e superficiale dimenticare la musica ed il suo doppio, un doppio che, per i Codeina B Project, trae la scintilla primigenia dal teatro, da una rinascita della tragedia, del mito e del grottesco, negli studi e negli spettacoli orchestrati da Dini ( Anacleto Billiz ) ; e l'altra faccia dell'obolo: la ricerca sempiterna dell'improvvisazione, vista come viaggio sensoriale e continua sperimentazione.


Testi:

Alan Briccons:
(Boz, Diz, Pèk)

Gobbi, bifolchi, assassini, plebei
Premono contro le porte
Scappano dal paradiso
Vortican lungo le sponde
Mille catene tonanti
Occhi di bragia sull’onde
Porpora cielo in tempesta
Fiero spatacca Caronte

L’Angoscia e l’Orrore
Pillole

Scendono come neve
Fluttuano i petali al vento
Fogli stralciati alle spalle
Notti d’insonnia

L’Angoscia e l’Orrore
Pillole

Alan Brinccons in the way
La la la la la la la
Alan Briccons in the way

Himara
(Diz)

Dalle alture della montagna
Macabri oracoli echeggiano
Di selvaggia lussuria e potere

Una vecchia figura soltanto
Di donna
Occhio di mala-strega 
tornito con pietre cangianti e pulviscolo
Occhio di mala-strega 
che insinua ogni palpito senza alcuna pietà

Demone della Fonte
Che l’Odio cospargi sulle acque
Demone della Fonte
Qual è l’Enigma che ti incatena?

Nell’intimità della notte
Seguo i lamenti di Himara
Oltre il mormorio delle foglie 
e l’acre odore dei petali

Cigola al vento persiana
Schiude un bagliore tenue
Come vertigine 
Oso ciò che più mi spaventa

Demone della Fonte
L’Odio cospargi sulle acque
Demone della Fonte
So qual è l’Enigma che t’incatena!

Himara
Himara
Himara


Tela Asimmetrica 
(Diz, Boz)

Ammira il ragno
Nero di zampa s’insinua nel talamo
Inarca la schiena
Occhio cianotico mènadi danzano

Infausto presagio
Schiuma alla bocca il latrare assillante dei cani
Innalzano roghi
In volto fanciulla conserva sua dignità

Tela Asimmetrica
In barba alla logica
L’Asimmetria della sostanza
Tramando a testa in giù 
il ragno non ne può più
confuso epilettico descansa


Madame Lulù
(Boz, Diz)

Godere amor mio dei tuoi abbracci sotto all’olmo
Mentre il tramonto sfuma nella sera
Cedere ai tuoi baci non più casti mi riempie il cuore
Come rubare una bottiglia di Barbera

Abbandonarmi in seriche lenzuola nero pece
Fra ballerine improvvisate in calze a rete
Non basterà tutto il liquore a spegnermi la sete
Non basterà tutto il tuo amore a farmi rimanere

Vene varicose la matrona ha il suo da fare
Per placare l’arrapato del podere
La teppa spia dal buco della chiave a grillo in su
Le mammelle tronfie di Madame Lulù

Si alzino ora i calici a brindare a Rythm n Blues
Nel bordello sconcio di Madame Lulù

Rakia
Il primogenito Teofilus 
versava gambe all’aria sopra il letto
ricorderemo nostalgici
il suo passo a soffietto

La matrona disperata 
Dallo sbirro vien portata
Ma a uno spirto tanto fino
Non gli sfugge il cotechino
Passa il primo capodanno
E già comincia il gran guadagno

Questa storia di Lulù
Tante cose ha da insegnare
Non c’è sbarra, non c’è sbirro
Che impedisca di ballare

Questa storia di Lulù…
Tutto ti ho dato piccola
Mi hai rovinato!

La Rivolta al Dio Sole
(Diz)

Già vi ho contato
Delle peripezie del Sole e della Tecnica
Di tenere carni infrante e d’altiforni
Diffondono cenere
Come voci a venire

Bhè non fù tutto
Ben altra mosser Luna ed i suoi fedeli
All’Occhio inquisitore dei cieli

Il Sole fù rosicchiato da una miriade d’insetti
Un manto avvolse la terra
Sempre più notte
Sempre più notte

I dèmoni dell’oscurità emersero
Facendo man bassa degli infedeli
Le genti non dormirono
Assediate dal Terrore
Masticarono foglie di coca tutta notte
Scrutando nelle viscere
Invocando un segno
Ma niente

Anche gli oggetti si ribellarono
Un tempo utili all’uomo
Adesso in schiere minacciosi alle porte delle città
Trasportando mille traboccanti calici di sangue umano
In processione verso la montagna

Non più rifugio né delega
Solo un profondo e definitivo
Abbandono di sé

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